Una pandemia di paure

Qual‘é il nemico numero uno del progresso? La paura. Come si tiene sotto controllo una massa di persone in dittatura? Sempre con la paura. Quali sono le stanze in cui non entriamo? In quelle che ci fanno paura.

Come ci si libera dalle paure? Con il coraggio, con la volontà. É una presa di coscienza in forma neutrale ed imparziale che ci libera da certe catene in cui cadiamo o ci lasciamo addirittura spingere, cosa naturale, non avessimo paure non sapremmo come difenderci, ma che in un sottile batter d’occhio diventa patologico, controproducente. Il costante essere messi sotto pressione fa male a livello quasi ingestibile, inguaribile.

Ad una mente schiava delle paure, non verrà in mente di accendere una candela, un‘accendino quando va via la corrente, non le verrà in mente di camminare nel buio tastando i perimetri ed ostacoli, perché sarà succube del panico, si sentirà impotente e piccola rispetto al buio improvviso, si farà mangiare dentro dal quel buio, dimenticherà la logica del giorno e la notte,  blackout totale; lascerà se stesso completamente in balia sotto il controllo del terrore.

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Nel qui e adesso

Ha un gusto di semplice il presente, il qui e adesso, genuino, completo…come sentirsi a casa, eppure molto spesso si vive nel passato o si balza al futuro lasciando all‘attuale troppo poco spazio.

A volte l‘esserci oggi é pesante, opprimente e la reazione e cercare un rifugio altrove; in un ricordo, un profumo, una canzone oppure li più avanti in un progetto in un‘ambizione. Così succede che diventa un abitudine il fuggire dall‘ora, dal qui e adesso.

Molti stimoli esterni ci portano anche dentro questo meccanismo e, presto e facilmente si dimentica l‘importanza dello stare nel presente.

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