Una pandemia di paure

Qual‘é il nemico numero uno del progresso? La paura. Come si tiene sotto controllo una massa di persone in dittatura? Sempre con la paura. Quali sono le stanze in cui non entriamo? In quelle che ci fanno paura.

Come ci si libera dalle paure? Con il coraggio, con la volontà. É una presa di coscienza in forma neutrale ed imparziale che ci libera da certe catene in cui cadiamo o ci lasciamo addirittura spingere, cosa naturale, non avessimo paure non sapremmo come difenderci, ma che in un sottile batter d’occhio diventa patologico, controproducente. Il costante essere messi sotto pressione fa male a livello quasi ingestibile, inguaribile.

Ad una mente schiava delle paure, non verrà in mente di accendere una candela, un‘accendino quando va via la corrente, non le verrà in mente di camminare nel buio tastando i perimetri ed ostacoli, perché sarà succube del panico, si sentirà impotente e piccola rispetto al buio improvviso, si farà mangiare dentro dal quel buio, dimenticherà la logica del giorno e la notte,  blackout totale; lascerà se stesso completamente in balia sotto il controllo del terrore.

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Succede nelle dimenticanze

Ciò che molto spesso capita é lo star male. Sia questo dovuto a cause fisiche, alla psiche, ai rapporti sociali, al risveglio o qualunque altra causa, soffrire fa parte della vita di tutti, anche crearsi sofferenze quando in realtà non ci sarebbero é comunque uno stato che non permette di stare dalla parte della gioia e positività.

Lessi qualche tempo fa non ricordo dove, probabilmente sui social attuali, che la felicità é fatta di attimi di dimenticanza. Restai sensibile a questa espressione, mi ci trovai subito d‘accordo, mi é sembrato quasi di averci fatto un dialogo in un frangente dentro ad un tempo fatto senza il suo „tic tac“ il tutto con una semplice frase letta, fu anche quello, uno dei tanti momenti in cui dimenticai tutto il resto e sorrisi…confermandone forma e regola nella misura in cui io adotto la mia visione e filosofia nei confronti del vivere.

In questo momento della mia vita ho raggiunto una certa stabilità e soprattutto una maturità genuina tale da chiarirmi tanti temi e rapporti, tale da non farmi più troppo usare le parole per esprimere e confermare le mie idee. In un mondo dove tutto fa rumore serve un po‘ di silenzio, serve un po‘ più di cuore e pochino meno la logica, un tono in più di astratto ed un pizzico meno di concreto…anche per stare a questi ritmi non reali ma realistici, colmi di apparenza e frenesia, di sentimenti che non sanno in quali direzioni andare perché mancano di riflessione, di pause e respiri

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