Un vuoto sospeso nel dolore

Sono ormai 8 mesi che mi trovo insieme con mia figlia, in un’istituzione per madri e bimbi, qui in Svizzera. Molto ben organizzata, abbiamo il nostro appartamento e partecipo alle terapie mirate per il mio problema di dipendenza che l‘hanno scorso si é ripresentato per qualche mese, periodo in cui, ubriaca al volante ho rischiato ben altro che uscire illese da un incidente stradale in autostrada con mia figlia in macchina.

Scelgo di parlarvene per diversi motivi. Ho scoperto tante cose nuove e scientifiche riguardo le dipendenze in questo percorso, cose utili, sostegni, maniglie a cui reggersi in caso di difficoltà. Guarir non si può da questa solitudine e genere di malattia, ma si può raggiungere e mantenere la stabilità con grande lavoro e volontà. Consiglierei a chiunque ad intraprendere un cammino come quello che sto facendo e farò ancora per un anno, perché é una tenebre velenosa e dolorosa quella che avvinghia le vittime di dipendenza.

Ci sono diversi tipi di dipendere, alcol, droghe, gioco, sesso, internet, shopping etc etc quello che contraddistingue un consumatore sano da uno malato é prima di tutto non poterne fare a meno, ma sentirne un bisogno che nel tempo aumenta in maniera non più controllabile.

Per fortuna sono molti anni ormai che non uso droghe, per l‘alcol tuttavia, ad intervalli irregolari che vengono svegliati da stress forti nella quotidianità, ricado nel mio malessere ed ogni volta e peggio in quantità consumate, in rischi e in sofferenza e senso di colpa. Bruttissimo questo vivere.
Inerme di fronte ad un diavolo che ti vive dentro, contro il quale c’è da lottare estremamente con costanza perché invisibile e meschino, si può nascondere dietro ogni angolo di quiete per venirti a rubare la serenità lasciandoti credere che sia lui a regalartela.

Pilotata controvoglia da questo atteggiamento scorretto ti sembra di credere di farcela, la mente ti inganna con pensieri di legittimazione realistici, il corpo si muove da solo, é facile cedere, anzi, é quasi un obbligo, almeno così finisci per pensarla.

Proprio a livello cerebrale avviene questo avvelenamento sistematico cominciando dai vortici di pensieri esaustanti.

Attualmente sono milioni le persone, giovani e meno giovani che consumano molti però potranno farcela a spezzare il ciclo, con buone terapie, conoscenza, informazione, volontà, ma esiste un passo dal quale chi vuole entrare nella linea di equilibrio astinente che contraddistingue il seguito: il prendere coscienza. Da qui derivano poi tant’è fondamentali cose. Il saper ammettere l‘errore, il sapersi accettare, l’accettare che non tutti ti potranno capire e che potrai e dovrai contare sulle tue forze e risorse, questo, é il primo grande scalino.

Forse il più difficile e temuto, quello per cui molti rinunciano prima.

Io ho rischiato di perdere la vita, ho rischiato di uccidere mia figlia non potrei perdonarmelo se non uscendo da queSto tunnel.

La forza che sento ora vorrei trasmetterla a chi ha dei dubbi, a chi si sente solo in questa battaglia, inizia e ci riuscirai

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