Pareti di cartone

Esistono una marea di modi per difendersi, proteggersi. Sia per quanto riguarda ciò che ci destabilizza dal di dentro ed altrettanto per tutti i modi e le cose o persone che ci influenzano negativamente da fuori.

Una componente importante é senz’altro anche il benessere fisico; senza equilibrio fra spirito e corpo, fra emozioni e fisico, tra psiche e struttura non possiamo purtroppo sentirci o definirci del tutto sani né felici, sereni.

Ho da poco letto un articolo intitolato „il cervello dell‘intestino„ parlava di come il nostro sistema digerente memorizzi all’interno della sua funzionalità il nostro stato di salute psichica. Di come situazioni di malessere, stress vari, pressioni emotive possano compromettere la capacità del nostro sistema immunitario ed in preciso di determinati organi; creando di fatto una specie di dipendenza al disequilibrio, una sorta di spirale del malessere generale da cui é difficile uscire se non con molto lavoro di testa e corpo.

Nel mio caso, per esempio, posso confermare il tema in oggetto con dati pratici; infatti un mese fa sono stata operata d‘urgenza poiché il mio intestino era in parte schiacciato e rischiavo la cancrena. Tutto ciò in un anno molto, molto difficile dal punto di vista emotivo, carico di malattie e di tristezza, pressioni psichiche e sforzi fisici e mentali continui, un po‘ come un esaurimento.

Non é certo una cosa di cui non si é a conoscenza, mente sana in corpo sano d‘altronde…é viceversa.

Ricordo che da me é iniziato tutto con una sensazione precisa. Mi sentivo attaccata dall‘interno( me stessa) e dall‘esterno (gli altri, il resto) come non funzionasse la mia campana invisibile di protezione, come a proteggermi fossero pareti di cartone. In questo senso ero suscettibile ad ogni minimo cambiamento, come un soldato dalla corazza attaccabile. Da qui al cadere, sprofondare, il passo non é stato lungo e nemmeno ben visibile, mi ci sono di colpo trovata e al risveglio di questo mio mondo in subbuglio, non ho potuto fare altro che accettarlo e ricominciare ancora una santa volta la benedetta salita..

Il giorno che tornerà alla mia galla, il mio scopo sarà di mantenerla tale, di nuotare piano, ma a ritmo costante, in modo da trasformare la mia campana divenuta di cartone di nuovo in vetro e godere della mia luce capace ancora e di nuovo come per sempre di splendere e risplendere.

Non é la fine, é sempre una possibilità per un nuovo inizio…sono tante cose che ci portano a pensare che sia un punto; ed allora giriamo la pagina e cominciamo di nuovo a scrivere.

Finché avrò penna, colorerò il mio libro vita. Lo auguro anche a voi.

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